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Il tasto che non pensavo di premere

Mi chiamo Chiara, ho ventiquattro anni e faccio la cameriera in un ristorante di pesce vicino al mare. Dico "vicino al mare" per renderlo romantico, ma in realtà è a due passi da una rotatoria e un'autolavaggio. Il lavoro è duro: turni lunghi, piatti pesanti, clienti che ti chiamano "bella" come se fosse il tuo nome. Ma paga, e intanto mi mantengo agli studi. Canto, o almeno ci provo. Il mio sogno sarebbe fare la cantante, ma per ora mi accontento di esibirmi nei karaoke del venerdì sera.

Due settimane fa, però, è successo qualcosa che non mi aspettavo.

Era un lunedì. Il ristorante chiudeva per turno settimanale, e io avevo casa vuota. La mia coinquilina Marta era andata dai suoi, il mio ragazzo – ex ragazzo, ormai – non si faceva sentire da giorni. Pioggia, tanto per cambiare. Quella pioggia fine che in autunno ti entra nell'anima. Ero sul letto in pigiama, con un pacco di patatine ormai mollicce e il telefono in mano. Noia. Quella noia profonda che ti fa guardare il soffitto come se potesse caderti addosso.

A un certo punto, ho aperto un messaggio che mi era arrivato giorni prima. Era di un amico di vecchia data, Luca, che si è trasferito a Torino. Diceva: "Ehi, prova questo. Io mi diverto un sacco. Non devi nemmeno mettere soldi subito." E c'era un link.

Non l'avevo mai aperto. Quel pomeriggio sì.

Ho cliccato. È uscita una schermata colorata, semplice, senza troppe parole. Chiedeva un'email, un nome utente, una password. Roba da niente. Ho pensato: "Tanto per passare dieci minuti." Ho riempito i campi, ho spuntato la casella dei termini, e ho premuto il pulsante. Sullo schermo è apparso il messaggio di conferma. Ho fatto tutto dal telefono, sdraiata sul letto con le gambe incrociate. Una procedura rapidissima, senza intoppi. Insomma, ho completato il vavada register in meno di due minuti.

Ed eccomi lì.

Non avevo mai giocato d'azzardo online. Mai. Al massimo una gratta e vinci al bar, quelle da un euro, giusto per ridere con Marta. Ma lì era diverso. C'erano slot, tornei, giochi con i croupier. Non sapevo da dove cominciare. Così ho guardato un po' in giro, ho letto le istruzioni dei giochi gratis. Sì, perché ho scoperto che si poteva provare senza soldi. Una modalità dimostrativa.

Ho passato mezz'ora a fare giri finti. Niente soldi veri, solo colori e musichette. Mi sono divertita, lo ammetto. Sembrava un videogioco. Poi ho pensato: "Dai, butto dieci euro. Tanto è quello che spendo per una pizza."

Ho caricato dieci euro dalla mia carta. La prima volta che lo facevo. Le mani un po' sudate, il cuore che batteva più veloce. Ho scelto una slot con un tema anni Ottanta. Luci al neon, pattini a rotelle, una musica che sembrava uscita da un film di fantascienza. Puntate piccole, venti centesimi.

I primi cinque minuti: persi due euro. Niente di che. Poi un colpo: vinti dodici euro. Poi di nuovo giù. Su e giù, come le montagne russe. Dopo venti minuti ero a sette euro. Il respiro era cambiavo, più corto. Le dita stringevano il telefono.

Poi l'ho visto. Un simbolo che non avevo mai notato prima. Tre stelline che si sono allineate. Lo schermo ha lampeggiato di rosa. Una vocina ha detto qualcosa in inglese. Il conto è passato da sette euro a sessantotto.

Sessantotto euro.

Ho alzato gli occhi al cielo. Ho riso. Una risata liberatoria, da sola in quella stanza vuota. Ho pensato: "Chiara, ritira subito." E così ho fatto. Ho premuto incassa, ho trasferito tutto sulla carta. Sessantotto euro. Guadagnati cinquantotto netti. In mezz'ora.

Sono scesa dal letto, ho fatto due passi in cucina, ho aperto il frigorifero. Non avevo fame. Avevo adrenalina. Ho preso il telefono e ho chiamato Marta. "Indovina," ho detto. "Ho vinto soldi al casino." "Sei seria?" "Sì, ho fatto il vavada register un'ora fa e ho già vinto." Lei non ci credeva. Le ho mandato lo screen. Ha risposto con una serie di punti esclamativi.

Il giorno dopo, con quei soldi, ho fatto una cosa semplice. Ho comprato un paio di cuffie nuove. Quelle che avevo rotto due settimane prima, e non avevo i soldi per sostituire. Le ho prese bianche, belle, con il suono nitido. La sera stessa ho cantato con quelle cuffie. Non in pubblico, in camera mia. Ho registrato una canzone. L'ho ascoltata. Non era male. Forse era anche meglio del solito.

Nei giorni successivi ho riguardato il sito. Non ho più ricaricato subito. Volevo capire se era stato solo culo. Ho letto le regole, ho visto che c'erano dei bonus per chi si registrava. Ma io quel bonus l'avevo già usato, involontariamente. Il mio vavada register mi aveva dato dei giri gratis che non avevo nemmeno notato. E quelli avevano fatto la differenza.

Alla fine ho ricaricato altri quindici euro, una settimana dopo. Ho giocato con calma, senza fretta. Ho perso tutto in dieci minuti. E mi sono fermata. Non ho inseguito la perdita. Ho alzato le spalle e ho chiuso l'app. Perché io so come funziona: a volte vinci, a volte perdi. L'importante è sapere quando smettere.

Ora ogni tanto apro il sito. Non ho più vinto grosse cifre, solo qualche decina di euro ogni tanto. Ma non mi interessa. Quella volta, con le patatine mollicce e la pioggia fuori, ho fatto una cosa che non avevo mai fatto: ho premuto un tasto senza paura. E ho vinto. Non solo soldi. Ho vinto la sensazione che anche una cameriera di ventiquattro anni, con un sogno nel cassetto e le cuffie rotte, può avere un momento di gloria.

Le cuffie bianche le uso ancora. Ci canto sopra tutte le sere. E ogni volta che le metto, penso a quel pomeriggio. A quel pulsante verde che diceva "registrati". A quei dieci euro buttati quasi per noia. Alla vita, che a volte, quando meno te lo aspetti, ti fa un regalo.

E io quel regalo l'ho preso. Lo tengo stretto. E aspetto il prossimo.

 

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